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Dipendenza affettiva: sintomi, cause epercorso terapeutico

Dipendenza affettiva: sintomi, cause epercorso terapeutico

La dipendenza affettiva nasce quando usiamo una relazione – o l’idea stessa di essere in relazione – per sentirci al sicuro.

La dipendenza affettiva è una condizione psicologica in cui una persona sviluppa un bisogno eccessivo e disfunzionale del partner, vivendo la relazione come indispensabile per la propria identità, sicurezza e autostima. Non è tanto l’amore per l’altra persona, quanto il bisogno che quella presenza riempia un vuoto interno.

In questi casi la relazione diventa un rifugio: senza l’altro ci sentiamo persi, incapaci di decidere, di reggere le nostre emozioni, di stare con noi stessi.

Spesso chiediamo al partner qualcosa che crediamo di non poterci dare da soli: valore, conferma, desiderabilità, stabilità. Ci sentiamo vivi solo quando qualcuno ci vuole, solo quando lo sguardo dell’altro ci rimanda un’immagine positiva di noi. Così l’autostima si sposta interamente fuori, e l’altro diventa il regolatore del nostro mondo emotivo.

Un segnale frequente della dipendenza affettiva è lo scambio tra intensità e profondità. Emozioni forti, montagne russe emotive, gelosia, paura e passione vengono interpretate come prova di un legame profondo. In realtà molte relazioni superficiali sono estremamente intense: il caos emotivo non è intimità e la sofferenza non è una garanzia di amore.

Un altro punto centrale è la paura: paura di perdere l’altro, più che desiderio di sceglierlo. Si resta in una relazione non perché la si sceglie ogni giorno, ma perché non si vede alternativa. Quando si rimane per terrore dell’abbandono, non si sta davvero scegliendo: ci si racconta una scelta che in realtà nasce dalla mancanza di libertà. L’amore autentico può esistere solo dove c’è possibilità di andarsene.

Una persona con dipendenza affettiva può manifestare i seguenti sintomi:

  • Paura intensa dell’abbandono
  • Bisogno costante di rassicurazioni
  • Gelosia e controllo eccessivo
  • Difficoltà a prendere decisioni senza il partner
  • Tendenza ad annullare i propri bisogni
  • Permanenza in relazioni tossiche o abusive

Spesso il partner diventa il centro esclusivo della propria vita, a scapito di amicizie, interessi e crescita personale.

A tenere incastrate molte persone è anche la paura della ricostruzione. Meglio restare in una relazione che non funziona, ma che è conosciuta, piuttosto che affrontare il vuoto e la fatica di costruire qualcosa di nuovo. È come abitare in una casa vecchia e rovinata, perché l’idea di ricominciare spaventa più del disagio quotidiano.

In questo contesto l’identità si restringe. Ci si pensa solo in relazione al partner, ci si definisce come “partner di” o “ex di”, si perde il senso di sé come individuo autonomo. Le relazioni sbilanciate diventano normali: il potere tutto da una parte, l’adattamento e l’amore dall’altra. Poco alla volta, la propria identità si dissolve.

Spesso alla base c’è un’esperienza precoce di amore condizionato: essere stati amati solo a certe condizioni, solo se “ci si comportava bene”. Da adulti questo si traduce nell’idea che l’amore vada meritato, mantenuto, difeso a costo di sé. A questo si aggiunge la difficoltà a stare con le proprie emozioni: il partner diventa una distrazione, un anestetico, un modo per non sentire.

Le relazioni non rielaborate lasciano tracce profonde. Se non vengono comprese e integrate, impediscono l’accesso a relazioni future sane, portando alla ripetizione degli stessi schemi con persone diverse. Anche il tradimento compulsivo rientra in questa dinamica: non è espressione d’amore, né per l’altro né per se stessi, ma di un vuoto che cerca continue conferme.

Il punto centrale è questo: ogni volta che cerchiamo nella relazione una sicurezza che non sappiamo darci da soli, ci stiamo nascondendo da noi stessi. La relazione può e deve essere un luogo di sicurezza, ma solo se quella base è stata costruita prima dentro di noi. Altrimenti l’amore smette di essere incontro e diventa dipendenza.

In psicologia, questo fenomeno viene spesso collegato alla teoria dell’attaccamento sviluppata da John Bowlby e approfondita da Mary Ainsworth, che hanno evidenziato come le prime relazioni infantili influenzino il modo in cui viviamo i legami da adulti.

Caratteristiche principali

Le radici della dipendenza affettiva possono essere molteplici:

  1.  Attaccamento insicuro
    Chi ha vissuto relazioni instabili o imprevedibili nell’infanzia può sviluppare uno stile di attaccamento ansioso.

  2. Bassa autostima
    La percezione di non essere “abbastanza” porta a cercare nell’altro conferma e valore personale.

  3. Paura della solitudine  La solitudine viene vissuta come minacciosa o insopportabile.

L’amore sano si basa su scelta e libertà, mentre la dipendenza affettiva nasce dal bisogno e dalla paura.

Conseguenze psicologiche

  • Ansia e attacchi di panico
  • Depressione
  • Perdita di identità
  • Isolamento sociale
  • Difficoltà a interrompere relazioni dannose

Nei casi più gravi può instaurarsi un vero e proprio ciclo di dipendenza, simile a quello osservato nelle dipendenze comportamentali.

Come uscirne?

Il mio approccio prevede di affrontare la dipendenza affettiva attraverso:

  • Psicoterapia
    Un percorso di terapia cognitivo-comportamentale volto a individuare il trauma iniziale e a lavorare con l’aiuto dell’EMDR per elaborare le esperienze traumatiche.

  • Tecniche di ipnosi
    Successivamente, attraverso tecniche ipnotiche, si aiuta il paziente a “installare” risorse a livello immaginativo, per rafforzare la sicurezza personale e affrontare la separazione dall’altro.

  •  Lavoro sull’autonomia
    Riprendere interessi personali, relazioni sociali e obiettivi individuali.

  • Consapevolezza emotiva
    Imparare a riconoscere il confine tra amore e bisogno.

La cosa fondamentale è far comprendere alla persona che la dipendenza affettiva non è una colpa né una debolezza: è spesso il risultato di ferite emotive profonde. Riconoscerla è il primo passo verso relazioni più sane e consapevoli.

L’amore maturo non imprigiona, ma sostiene. Non annulla, ma valorizza.


Dott.ssa Iris Guazzetti
Psicologa Psicoterapeuta a Reggio Emilia (RE)


Ambiti d'intervento

Dott.ssa Iris Guazzetti

Psicologa Psicoterapeuta a Reggio Emilia (RE)

Partita IVA 02144480353
Iscritta all’Albo degli Psicologi dell’Emilia Romagna n. 3900/sezione A

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