Psicologa Psicoterapeuta | Reggio Emilia

Disturbo borderline di personalità

Disturbo borderline di personalità

  • Dott.ssa Iris Guazzetti

Il disturbo Borderline come vedremo in seguito, è un peculiare disturbo della disregolazione emozionale.

Disturbo borderline Reggio Emilia

Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi
Antoine De Saint-Exupèry, Il piccolo principe


Cosa sono le emozioni?

Nel cercare di comprendere come mai l’evoluzione abbia conferito all’emozione un ruolo tanto fondamentale nella psiche umana, i sociobiologi indicano- quale possibile spiegazione- proprio questa prevalenza del cuore sulla mente nei momenti più critici della vita. Essi sostengono che le nostre emozioni ci guidano nell’affrontare situazioni e compiti troppo difficili e importanti perchè possano essere affidati al solo intelletto: si pensi ai momenti di grande pericolo, alle perdite dolorose, alla capacità di perseverare nei propri obiettivi nonostante le frustrazioni, allo stabilirsi del legame di coppia e alla costruzione del nucleo familiare. Ogni emozione ci predispone all’azione in modo caratteristico; ciascuna di esse ci orienta in una direzione già rivelatesi proficua per superare le sfide ricorrenti della vita umana- situazioni eterne che si ripetono infinite volte nella nostra storia evolutiva.

Tutte le emozioni sono, essenzialmente, impulsi ad agire; in altre parole, piani d’azione dei quali ci ha dotato l’evoluzione per gestire in tempo reale le emergenze della vita.
La radice della parola emozione è il verbo latino MOVEO, “muovere”, con l’aggiunta del prefisso “e” (movimento da), per indicare che in ogni emozione è implicita una tendenza ad agire. Il fatto che le emozioni spingano all’azione è ovvio soprattutto se si osservano gli animali e i bambini; è solo negli adulti civili che troviamo tanto spesso quella che nel regno animale si può considerare una grande anomalia, ossia la separazione delle emozioni - che in origine sono impulsi ad agire - dall’ovvia reazione corrispondente (Poul Ekman).

I ricercatori continuano a discutere su quali precisamente possono essere considerate le emozioni primarie - il blu, il rosso e il giallo del sentimento dai quali derivano tutte le mescolanze - o persino sull’esistenza di tali emozioni primarie. Alcuni teorici propongono famiglie emozionali fondamentali, anche se non tutti concordano nell’identificarle. Ecco i candidati principali e alcuni membri delle loro famiglie:

  • Collera, il sangue affluisce alle mani e questo rende più facile afferrare un’arma o sferrare un pugno all’avversario; la frequenza cardiaca aumenta e una scarica di ormoni, quali l’adrenalina, genera un impulso di energia abbastanza forte da permettere un’azione vigorosa.
    Membri della famiglia: furia, sdegno, risentimento, ira, esasperazione...
  • Paura, il sangue fluisce verso i grandi muscoli, ad esempio quelli delle gambe, rendendo così più facile la fuga e al tempo stesso facendo impallidire il volto, momentaneamente meno irrorato. Allo stesso tempo, il corpo si immobilizza, come congelato, anche solo per un momento, forse per valutare se non convenga nascondersi. I circuiti dei centri cerebrali preposti alla regolazione della vita emotiva scatenano un flusso di ormoni che mette l’organismo in uno stato generale di allerta, preparandolo all’azione e fissando l’attenzione sulla minaccia che incombe per valutare quale sia la risposta migliore.
    Membri della famiglia: ansia, timore, nervosismo, preoccupazione...
  • Felicità, uno dei principali cambiamenti biologici sta nella maggiore attività di un centro cerebrale che inibisce i sentimenti negativi e aumenta la disponibilità di energia, insieme all’inibizione dei centri che generano pensieri angosciosi. Tuttavia, a parte uno stato di quiescenza che consente all’organismo di riprendersi più rapidamente dall’attivazione biologica causata da emozioni sconvolgenti, non si riscontrano particolari cambiamenti fisiologici. Questa configurazione permette all’organismo un generale riposo, e lo rende non solo disponibile ed entusiasta nei riguardi di qualunque compito esso debba intraprendere ma anche pronto a battersi per gli obiettivi più diversi.
    Membri della famiglia: gioia, beatitudine, divertimento, piacere sensuale...
  • Sorpresa, il sollevamento delle sopracciglia consente di avere una visuale più ampia e di fare arrivare più luce alla retina. Questo permette di raccogliere un maggior numero di informazioni sull’eventi inatteso, contribuendo alla sua comprensione e facilitando la rapida formulazione del migliore piano d’azione.
    Membri della famiglia: stupore, meraviglia...
  • Disgusto, qualcosa offende il gusto o l’olfatto, anche metaforicamente. Come già aveva osservato Darwin, l’espressione facciale del disgusto- il labbro superiore sollevato lateralmente mentre il naso tende ad arricciarsi- indica il tentativo primordiale di chiudere le narici colpite da un odore nocivo o di sputare un cibo velenoso.
    Membri della famiglia: disprezzo, sdegno, schifo...
  • Tristezza, ha la funzione principale di farci adeguare a una perdita significativa, ad esempio a una grande delusione o alla morte di qualcuno che ci era particolarmente vicino. Essa comporta una caduta di energia e di entusiasmo verso le attività della vita- in particolare per le distrazioni e i piaceri- e, quando diviene più profonda e si avvicina alla depressione, ha l’effetto di rallentare il metabolismo. La chiusura in se stessi che accompagna la tristezza ci da l’opportunità di elaborare il lutto per una perdita o per una speranza frustrata, di comprendere le conseguenze di tali eventi nella nostra vita e, quando le energie ritornano, di essere pronti per nuovi progetti. Può essere che un tempo questa caduta di energie servisse a tenere i primi esseri umani vicino ai loro rifugi- e quindi al sicuro- quando erano tristi e perciò più vulnerabili.
    Membri della famiglia: pena, dolore, cupezza, malinconia, solitudine...

Risulta chiaro da questa descrizione delle emozioni primarie che esse concorrono all’adattamento dell’organismo e che perciò non esistono emozioni buone o cattive, positive o negative, ma ognuna è funzionale alla sopravvivenza dell’individuo.

Esistono però casi in cui le emozioni esperite e la loro intensità non sono proporzionate all’evento stimolo scatenante, è il caso ad es. delle fobie, per cui uno stimolo neutro cioè oggettivamente non pericoloso per condizionamento scatena una reazione d’ansia esagerata.

È comune nella psicopatologia ritrovare un funzionamento disattivo dei meccanismi emotivi per cui la tristezza diventa depressione, l’ansia fobia, la rabbia può divenire rabbia verso se stessi e la felicità mania. Anche il non riconoscimento delle emozioni può essere la causa della genesi di alcune patologie, in particolare dei disturbi psicosomatici. Si riconosce inoltre un malfunzionamento emozionale nei disturbi alimentari, ad es. alla base di una crisi bulimica vi può essere il trasferimento di un’emozione spiacevole al bisogno di cibo, cioè non si riconosce di avere paura, tristezza o rabbia ma sempre fame.

Come tutti sappiamo per esperienza personale, quando è il momento che decisioni e azioni prendano forma, i sentimenti contano almeno quanto il pensiero razionale, e spesso anche di più. Possiamo distinguere la presenza di due menti principali: la mente razionale e la mente emotiva.
Facciamo un esempio: un’amica vi racconta di essere stata lasciata dal fidanzato, dice che non pensa più a lui, “davvero non m’importa più niente”, ma non appena pronuncia queste parole gli occhi le si riempiono di lacrime. Quegli occhi lucidi potevano passare inosservati ma la comprensione empatica della tristezza che essi tradiscono a dispetto delle parole è un atto di decodifica proprio come la capacità di trarre significati dai caratteri stampati su una pagina. Nel primo caso è all’opera la mente emotiva, nel secondo la mente razionale, una che sente l’altra che pensa. 

Queste due modalità di conoscenza, così profondamente diverse, interagiscono per costruire la nostra vita mentale. La mente razionale è la modalità di comprensione della quale siamo solitamente coscienti: dominante nella consapevolezza e nella riflessione, capace di ponderare e di riflettere. Ma accanto ad essa c’è un altro sistema di conoscenza- impulsiva e potente, a volte illogica, c’è la mente emozionale.


Scheda: la mente emozionale

Poul Ekman e Seymour Epstein hanno svolto le due migliori valutazioni della mente emozionale giungendo ad un elenco delle qualità essenziali della stessa:

  • Una reazione rapida ma imprecisa: la mente emozionale è assai più rapida di quella razionale, perché passa all’azione senza neppure fermarsi un attimo a riflettere sul da farsi.
    Le azioni che scaturiscono dalla mente emozionale sono accompagnate da una sensazione di sicurezza particolarmente forte, derivante da un modo di vedere le cose semplificato e immediato, che può apparire totalmente sconcertante alla mente razionale. La valutazione della necessità di agire dev’essere automatica, così rapida che non varca neppure la soglia della consapevolezza.
    Ekman sostiene che, in senso tecnico, l’esplodere di un’emozione è brevissimo e dura appena pochi secondi e non minuti, ore o giorni. Secondo lui sarebbe contrario all’adattamento evolutivo se un’emozione tenesse cervello e corpo in scacco per un tempo lungo, a prescindere dal mutare delle circostanze.
  • Prima i sentimenti, poi i pensieri: poiché la mente razionale ha bisogno di più tempo rispetto alla mente emozionale per registrare le impressioni e per reagire, il primo impulso in una situazione emozionale è dettato dal cuore e non dal cervello. C’è però anche un secondo tipo di reazione emozionale, più lenta, che cova e fermenta nei nostri pensieri prima di portare a un sentimento. Questa seconda via è più deliberata e in genere siamo consapevoli dei pensieri che ci guidano verso di essa. In questo tipo di reazione emotiva, la valutazione è più ampia; i nostri pensieri, l’elemento cognitivo, giocano un ruolo chiave nel determinare quali emozioni verranno suscitate. Emozioni complesse come l’imbarazzo o l’apprensione per un esame imminente, seguono una strada lenta, impiegando secondo o minuti prima di svilupparsi: sono queste le emozioni che derivano dai pensieri.
    All’opposto, nella sequenza di reazione rapida, il sentimento sembra precedere o essere simultaneo al pensiero. Questa reazione emozionale istantanea si verifica in situazioni urgenti nelle quali è in gioco la nostra sopravvivenza. Le emozioni primarie (ved.sopra) si impadroniscono di noi, sembrano accadere e non già essere scelte da noi. Per questa ragione sembrano offrire un alibi: “Il fatto che non possiamo scegliere le emozioni che abbiamo consente alla gente di giustificare le proprie azioni dicendo che le hanno fatte mentre erano in preda ad un’emozione” (Ekman). Ciò che è controllabile è la reazione alle emozioni, e questo è un compito che la mente razionale tenta di svolgere.
  • Una realtà simbolica e infantile: la logica della mente emozionale è associativa; per essa, elementi che simboleggiano una realtà o ne suscitano il ricordo equivalgono a quella stessa realtà. Per questo le similitudini, le metafore e le immagini si rivolgono direttamente alla mente emozionale, come fanno l’arte, i romanzi, i film, la poesia, il canto, il teatro, l’opera. Grandi maestri spirituali come Buddha e Gesù hanno toccato il cuore dei discepoli parlando il linguaggio dell’emozione, insegnando con le parabole, le favole e i racconti.
    Se la mente emozionale segue questa logica e le sue regole, nella quale un elemento sta al posto di un altro, per essa non è necessario che le cose vengano definite dalla loro identità oggettiva: ciò che conta è come vengono percepite; le cose sono ciò che appaiono. Quel che una cosa ci fa ricordare può essere molto più importante di ciò che essa è. Come sottolinea Seymour Epstein, mentre la mente razionale istituisce connessioni logiche fra causa ed effetto, la mente emozionale è indiscriminata e collega le cose semplicemente in base ad aspetti superficialmente simili. (Epstein, 1993).
    La mente emozionale è infantile in molti modi e lo è tanto più, quanto più forte cresce l’emozione. Una delle sue modalità è il pensiero categorico, che vede tutto o bianco o nero, senza sfumature di grigio (dicotomia); una persona mortificata dopo aver compiuto una gaffe potrebbe pensare all’istante: “non dico mai una cosa giusta”. Un altro segno di questo modo infantile è il pensiero personalizzato, che percepisce gli eventi in maniera deformata, riconducibili tutti al proprio io; ad es, l’automobilista che dopo un incidente dice:”il palo mi è venuto addosso”.
    Questo modo infantile è autoconvalidante, perché sopprime o ignora ricordi o fatti che ne scardinerebbero le convinzioni e si aggrappa a quelli che lo confermano. Le convinzioni della mente razionale sono sperimentali; una nuova prova può smentire una convinzione, sostituendola con un'altra. La mente razionale ragiona in base alle prove oggettive. La mente emozionale, invece, considera le proprie convinzioni assolutamente vere e perciò sottovaluta ogni prova contraria. Per questo è così difficile ragionare con chi è emotivamente turbato: quale che sia la saldezza del vostro argomento da un punto di vista logico, non ha rilevanza se si scontra con la convinzione emozionale del momento.
  • Il passato imposto sul presente: quando un qualche aspetto di un fatto appare simile a un ricordo del passato dotato di forte carica emotiva, la mente emozionale reagisce provocando i sentimenti che si accompagnavano all’evento ricordato. La mente emozionale reagisce al presente come se fosse il passato (J. Toobej et L. Cosmides). Il guaio è che, quando la valutazione è rapida e automatica, può accadere che non ci si renda conto che le cose sono cambiate rispetto alla situazione passata. Si pensi a tale proposito al Disturbo Post Traumatico da Stress dove qualsiasi stimolo simile allo stimolo traumatico può evocare emozioni di intensa paura.
    Se i sentimenti sono forti, allora la reazione che viene provocata è ovvia. Ma se i sentimenti sono vaghi e sottili, può accadere che non ci si renda conto della reazione emotiva in corso, anche se essa colora sottilmente il nostro modo di reagire in quel momento. Pensieri e reazioni al momento presente assumeranno il tono dei pensieri e delle reazioni del passato, anche se può sembrare che la reazione sia dovuta solo alla circostanza momentanea. La nostra mente emozionale imbriglierà la mente razionale piegandola ai propri fini e per questo noi presentiamo spiegazioni dei nostri sentimenti e delle nostre reazioni-le cosìdette razionalizzazioni- che le giustificano nei termini del presente, senza comprendere l’influenza della memoria emozionale. In questo senso non possiamo avere idea di ciò cge sta davvero accadendo, anche se possiamo nutrire la convinzione certa che sappiamo esattamente cosa sta succedendo. In momenti simili la mente emozionale ha ingabbiato quella razionale, ponendola al suo servizio.
  • Realtà legata ad uno stato specifico:il funzionamento della mente emozionale è in larga misura legato ad uno stato specifico, dettato dal particolare sentimento che si afferma in quel momento. Il modo in cui pensiamo e agiamo quando ci sentiamo romantici è del tutto differente da quello che adottiamo quando siamo in collera o abbattuti; nella meccanica delle emozioni, ogni sentimento ha il suo distinto repertorio di pensiero, di reazioni e persino di ricordi. Questi repertori legati ad uno stato specifico diventano predominanti in momenti di intensa emozione.
    Un segnale che un tale repertorio esiste è la memoria selettiva. Parte della reazione della mente a una situazione emozionale è un riordinamento della memoria e delle opzioni per l’azione, in maniera che le più pertinenti si trovino in posizione gerarchicamente più alta e così siano più facilmente messe in pratica. E, ogni emozione importante ha il proprio contrassegno biologico: un insieme di mutamenti radicali che tengono in scacco l’organismo mentre l’emozione sale- una serie di segnali automatici caratteristici esibiti quando si è nella morsa dell’emozione.

Dott.ssa Iris Guazzetti
Psicologa Psicoterapeuta - Reggio Emilia


Dott.ssa Iris Guazzetti Psicologa Psicoterapeuta
Reggio Emilia

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Iscritta all’Albo degli Psicologi dell’Emilia Romagna n. 3900/sezione A
Laurea in Psicologia università di Parma e scuola di Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo comportamentale
P.I. 02144480353

 

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